Gianluca Zampedri ci parla del successo del Maia Merano
Il 2026 è stato l’anno del Maia Merano, vincitore dapprima in Coppa, poi in campionato. Il record di vittorie rimarrà negli annali. Abbiamo voluto scambiare due parole con Gianluca Zampedri, coach e "Maître à penser” del gioco a zona.
Annata da ricordare, non solo la doppia vittoria in Coppa e in Campionato, con la conseguente promozione in DR1, ma soprattutto per lo storico filotto di vittorie, record che immaginiamo resterà negli annali del basket. Ti va di farci una tua panoramica di quanto accaduto in questa magnifica stagione?
«La cosa più bella è stata la vittoria in Coppa, perché in campionato dopo circa cinque giornate lo avevamo capito che sarebbe stato nostro, al netto di possibili infortuni o accadimenti al di là delle nostre volontà. In Coppa c’erano le tre formazioni di una categoria sopra, non era per niente scontata. Il girone iniziale non era semplice, il Lagorai innanzitutto, abbiamo vinto all’ultimo secondo, grazie ad un Lorenzi extralusso. Anche l’ultima nella fase iniziale contro l’Europa Bolzano, da poco retrocessa dalla DR1 non era una partita scontata. Ancora meno nelle Final Four la semifinale contro il San Marco Rovereto, loro da poco avevano cambiato allenatore, poteva essere una partita pericolosa. La finale con la Virtus Altogarda non è stata per nulla scontata, l’argentino (Lavezzari, N.d.A.), si è dimostrato particolarmente pericoloso in quel frangente. E’ stata una cosa bellissima che rimarrà nella storia del Maia Merano. Fra l’altro Rovereto con Eglione in panchina è andato molto bene dopo quella partita. Da lì fino alla fine della stagione abbiamo subìto qualche pressione per andarle a vincere tutte. Verso fine campionato abbiamo avuto un calo di tensione, nelle ultime giornate qualche giocatore scontento, quelli che giocavano meno scalpitavano, non è stato facile gestire il tutto. Il Maia di quest’anno è l’unione di due formazioni, quella che si è salvata per il rotto della cuffia dalla retrocessione nella scorsa stagione, con l’aggiunta di quattro giocatori molto forti e di carattere, oltre ai giovani del vivaio che mi seguivano e sono cresciuti con la squadra.»
Durante la stagione ti ho affibbiato il soprannome di “The Dreamer”, avevo subito notato che sognavi il riscatto del Maia Merano, anche nelle dichiarazioni pre-stagione, avevi detto che volevi vincere tutto e durante la stagione hai detto più di una volta che avevamo la possibilità di centrare il record di imbattibilità. Cosa puoi dirci al riguardo?
«Alla recente cena della Federazione di fine stagione, ho incontrato Gianluca Magno, coach del Cus Trento, che mi ha ricordato che nella scorsa stagione, verso fine campionato, gli dissi che se ci fossimo salvati, cosa che poi avvenne, avremmo vinto il campionato successivo. A quale tempo mi prese per pazzo, ma io già annusavo che poteva essere la stagione giusta per vincere il campionato.»
Quale è stata la partita dove hai capito che il Maia Merano poteva vincere tutto?
«Ti dirò che alla fine ci sono stati soltanto cinque minuti di gioco dove pensavo potessimo perdere, certamente il ritorno con l’Alto Adige-Sudtirol. Eravamo sotto di una decina di punti a tre minuti dal termine, pensavo davvero di perdere, ho avuto 30” di pessimismo, poi ho visto le facce dei miei e mi sono ricreduto, lì ho capito che poteva accadere di tutto e che potevamo rimontare e poi vincere. Io sono uno che vede il bicchiere sempre mezzo pieno, dico sempre ai miei che una partita non è mai persa ma nemmeno vinta prima dello scadere, nel basket tutto è possibile. Noi abbiamo vinto una finale under 19 contro Villazzano, dopo 25 minuti perdevamo di 25 punti e ne avevamo fatti soltanto 17, da lì in poi loro ne hanno segnati due tiri liberi e un solo canestro allo scadere quando noi ormai avevamo vinto. Vedi recentemente New York in NBA che ha recuperato 30 punti come fosse niente, il basket è bestiale in questo. E’ raro che io pensi che la partita sia persa.»
Programmi per la nuova stagione da neopromossa in DR1, sapendo che è un campionato impegnativo ma che ha visto un buon progresso per le neopromosse, le venete in primis, ma anche il Lagorai nelle due stagioni giocate e recentemente anche la salvezza del San Marco Rovereto?
«I programmi innanzitutto si basano sul fatto che il nocciolo duro rimane con la formazione di DR1, alcuni andranno a rinforzare la formazione di DR3, con la quale puntiamo a vincere il campionato e portarla il DR2 per la stagione successiva. Cercheremo di portare a Merano alcuni giocatori forti che abbiamo avuto occasione di affrontare quest’anno anche se sappiamo che non è facile visto che siamo un po’ decentrati. Speriamo di convincere alcuni bolzanini molto validi a venire a Merano per rinforzare una squadra già competitiva come abbiamo già avuto modo di vedere quest'anno nelle sfide contro le squadre di DR1.
Perderemo sicuramente giocatori importanti ma confidiamo di riuscire comunque a rinforzare la squadra con i nostri giovani e con alcuni innesti importanti da fuori.»
In molti chiedono, come avete fatto ad accaparrarvi Giacomo Lorenzi e farlo giocare con voi portandolo dalla serie C?
«Devo dire la verità che lui aveva smesso di giocare a basket 5 anni fa, poi era venuto a giocare con me in Promozione e gli è tornata la voglia di tornare in campo. Lui abita a Merano e lavora in zona, ha una ditta di posa di piastrelle assieme al padre. 4 anni fa ci eravamo iscritti in serie D, lui però optò per i Piani Bolzano, per noi fu un anno terribile, con una sola vittoria nella stagione. Dopo le stagioni intense a Bolzano ha deciso di tornare a Merano con tanta voglia e il desiderio di creare qualcosa di importante nella sua città. Chiaramente il suo arrivo ha cambiato completamente i nostri progetti facendoci fare quel salto di qualità a livello di ambizioni. Nel frattempo, anche Russo è arrivato, dandoci ulteriore qualità e profondità. Poi anche il fratello di Giacomo, Matteo Lorenzi è entrato a far parte della squadra, lui era fermo da un po', causa anche problemi di lavoro, ma nella prossima stagione avrà più tempo e il suo potenziale è enorme, lo si è visto in semifinale di Coppa con il Rovereto, il migliore in campo. Un gran bel potenziale, secondo me può fare ancora meglio nel 2026/27. Inoltre mi aspetto di vedere il Buciol che conosco, non solo a sprazzi come quest’anno ma con più continuità.»
Come vedi la nuova DR1 per la prossima stagione, anche alla luce che una neopromossa quest’anno ha vinto la stagione, ragionando anche sul fatto che quest’anno il livello era inferiore rispetto a quella della scorsa stagione?
«Un paio di mesi fa ero convinto, da buon sognatore che avremmo vinto il campionato anche il prossimo anno, vedendo come avevamo vinto la coppa. Poi ho visto il confronto con il Lagorai e faccio i raffronti con loro, ritengo il Maia Merano molto simile alla formazione trentina che è arrivata in semifinale e credo che i valori siano molto simili. Noi poi verso fine stagione ci siamo un po' disuniti, ma credo che più o meno sia quello il nostro potenziale per la prossima stagione. Conosco molto poco le venete, le conosceremo per strada durante la stagione.»
Ti faccio una domanda che può anche risultare scomoda, ma mi pare doveroso farla. Cosa ha avuto in più la città di Merano in questa stagione, viste le due promozioni, la vostra dalla DR2 e quella del Charly nel femminile, con il salto in serie B? Fra l’altro i rapporti fra le due società non sono molto collaborativi, nonostante i due ambiti di genere che non coincidono?
«Spesso i cicli nel basket sono dovuti a fasi dove hai l’annata di giocatori di 14 anni tutti buoni che vogliono fare il basket, vedi l’esempio dei Piani Bolzano che avevano una buonissima annata del 2001 e 2002 e loro con quella hanno portato avanti la carretta per 15 anni. Conosco molto poco la realtà del basket femminile, certo l’apporto di Diana Schwienbacher, ha portato punti ed esperienza, lei di un livello superiore. Con la prossima annata arriverà anche la sorella, Licia, che ha giocato in serie A, sarà di un altro livello anche in B. Poi oltre a loro non so molto, non hanno strutture come a Ravina o a Riva, hanno questo gruppo di giocatrici prese anche da altre realtà, ma non un vero vivaio, certo le due figlie di Nini Schwienbacher possono fare la differenza. Spero che nei prossimi anni, seguendo anche l’esempio di altre realtà, ci sia la possibilità, per il bene dei ragazzi di collaborare in maniera proficua, anche perché a Merano è difficile essere competitivi avendo questa dispersione di atleti in due squadre. Il basket maschile è un'altra cosa, la DR2 maschile è già diventata tostissima, pensa che oltre ai miei ci giocano giocatori con Ndaw Saliou del Pergine o anche alcuni del Gardolo, con esperienze nell’ eccellenza con l’Aquila Basket. Il livello della DR2 è molto superiore rispetto a quello del passato, è diventata davvero tosta come categoria. 20 anni fa giocavo in serie D con formazioni molto più deboli rispetto a quella con la quale ho vinto il campionato di Promozione quest'anno.»
Chi avresti voluto in più nel Maia in questa stagione se avessi potuto pescare fra le dirette concorrenti?
«Direi Ndaw Saliou e Cristofani del Pergine, ci aggiungerei anche il mio omonimo Zampedri che conosco e stimo ormai da anni. Dall’Europa Bolzano direi Fantini e Apolloni, dal Gardolo Gambino e Dellai. C’è uno dei Red Fox che nei quarti di finale mi ha impressionato e contro di noi ha dato il massimo, Fabbris. A me piacciono certi giocatori, quelli che lottano, non tanto quelli che fanno tanti punti a partita. A mio avviso il più forte giocatore della DR2 rimane Ndaw Saliou, al di là di quelli che sono nel mio roster. Fra i miei oltre a Jack Lorenzi chiaramente fuori categoria quello che è cresciuto e ha dato tantissimo, è stato Russo, ha fatto un percorso eccezionale, quando servivano i punti fondamentali lui c’è stato sempre. Anche altre formazioni avevano giocatori molto forti, più di uno ha detto che avevamo una squadra di un'altra categoria. Le due formazioni bolzanine, forse perché sentivano la rivalità, hanno dato di più contro di noi rispetto alle trentine. Anche i Red Fox anche hanno dato moltissimo nei quarti di finale e sono stati molto agguerriti contro di noi, abbiamo faticato tantissimo per averne la meglio, sia a Merano che nel ritorno a Mori.»