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Divisione Regionale 1

L’addio di Bailoni al basket giocato

Era nell’aria da qualche tempo, poi un post sui suoi social hanno confermato il tutto, Federico Bailoni, un’icona del basket regionale, attacca le scarpette al chiodo a soli 31 anni. Abbiamo voluto ascoltare l’ormai ex capitano della Virtus Altogarda, che ci parlerà della sua lunga esperienza sui campi regionali e non solo.

Abbiamo letto da un tuo post sui social, che la stagione 2024/25 è stata l’ultima a livelli importanti. Come mai questa decisione?

«La decisione di smettere era da un po’ di tempo che passava per la testa. Ci sono vari motivi ma direi che quello più determinante è il fatto che non ho più quella fame che prima avevo. Chi mi conosce sa che sono estremamente competitivo e voglio vincere ad ogni costo ed ora quella fiammella che teneva vivo questo sentimento si è spenta. Se gioco, voglio dare il 100% alla mia squadra, cosa che non posso più garantire, anche un po’ fisicamente forse.»

Nell’immediato futuro cosa c’è per Federico Bailoni?

«Nell’immediato futuro, sicuramente c’è la voglia di vivere quella vita al di fuori della pallacanestro, che per questi 20 anni non ho potuto assaporare. Adesso ci saranno tanti week end da riempire e le attività da provare sono molte. Inoltre mi sono sposato il 26 luglio e nel futuro mio e di mia moglie c’è sicuramente la volontà di costruire una famiglia.»

Ti va di parlare della stagione appena conclusa. Qualche rammarico, forse la Virtus poteva mirare ad una posizione più di rilievo?

«Per quanto riguarda la stagione conclusa, dovendo tirare le somme, direi che l’obiettivo stagionale è stato raggiunto. Si poteva fare di più? Sì, però è stata una stagione molto positiva, soprattutto dal punto di vista del gruppo squadra, dove si è creata una coesione e un feeling che poche volte ho visto. Vincere il campionato sarebbe stato il coronamento della mia esperienza in Virtus, era il mio obiettivo sin da quando tornai a Riva nel 2021, non ci sono riuscito e mi sento un po’ in debito con la società ma so di aver dato tutto me stesso, e forse anche di più, in questi anni.»

Tu hai attraversato una generazione nel basket regionale, giocando nell’Aquila Basket e poi con Gardolo, Virtus Altogarda, Cus Trento e anche Europa Bolzano. A tuo avviso come è cambiato il basket regionale negli ultimi 15 anni?

«Negli ultimi quindici anni il movimento cestistico trentino ha sicuramente fatto dei passi indietro. Quello che è certo è che bisogna incentivare i ragazzi, incuriosirli e avvicinarli alla pallacanestro. Purtroppo, il fatto che siano scomparse molte società di Serie D non ha aiutato: oggi o si gioca in Promozione o si fa un salto enorme in Serie A. Manca quella fascia intermedia che permetterebbe ai giovani di crescere gradualmente. Sarebbe importante avere più squadre di “mezza categoria”, per rendere il percorso più sostenibile e formativo. In questo senso è molto positivo che Rovereto sia salita in Serie C: è un segnale incoraggiante che dimostra come ci sia ancora voglia di costruire qualcosa di importante per il nostro basket.»

Chi è stata la persona che ha avuto il ruolo più importante nella costruzione della tua carriera?

«Mio padre sicuramente è stato il mio più grande tifoso. Mi ha seguito e supportato per 20 anni, sia che si giocasse in casa o in trasferta. Ma se devo pensare ad una persona che ha avuto un ruolo importante per la costruzione della mia carriera, ti direi me stesso. Per il semplice fatto che se fosse stato per gli altri, avrei dovuto smettere parecchi anni fa.»

Se non ci fossero stati Czumbel e Pisoni come rincalzi nel Rovereto, come sarebbe finito il campionato?

«Senza i due innesti avremmo vinto con Rovereto? Non so, Può anche darsi, però è andata così e non mi guardo tanto indietro su quello che è stato. Loro han vinto perché erano più forti e bisogna dargliene il merito, anche noi eravamo forti e avremmo potuto vincere sia con loro che senza. A volte basta anche un pizzico di fortuna, che non c’è stata per noi.»

In futuro ti vedremo solo a qualche torneo, magari di 3x3, o pensi anche ad un tuo possibile futuro come allenatore o dirigente?

«Al momento non voglio pensare al basket. Voglio staccare completamente da quel mondo e pensare ad altro. Sicuramente non ci sarà un Bailoni allenatore perché non ho la pazienza (nel frattempo ride, NDA), come dirigente chissà e come giocatore, beh, probabilmente mi rivedrete da qualche parte, che sia 3x3 o 5v5.»

Il momento più bello e meno bello della tua esperienza cestistica regionale?

«Ci sono due momenti che porto nel cuore della mia esperienza cestistica, il primo è la vittoria della Coppa Italia di A2 al PalaTrento, dove ho pure giocato qualche secondo. Il secondo momento, ancora più bello perché vissuto da protagonista, è stata la vittoria della Coppa Trentino nel 2023 contro i rivali storici del Rovereto, dove tra l’altro segnai 35 punti in quella finale. Momento meno bello ti direi l’intera stagione 2016/2017 col Cus Trento in serie C in cui siamo retrocessi. Una stagione dove tutto è andato storto.»

Hai qualche rammarico per quanto riguarda la tua carriera?

«Ho un solo rammarico, non aver avuto l’occasione di mettermi alla prova in categorie superiori (A2/B). Erano altri tempi, tante cose non si sapevano, adesso coi procuratori ti mandano ovunque. Io al tempo non ne conoscevo l’esistenza. Ma dentro di me so che avrei potuto dire la mia.»

Come vuoi chiudere questa intervista ?

«Vorrei chiudere questa intervista salutando e ringraziando tutte le persone che mi hanno accompagnato in questo viaggio, tutte le persone compagni, allenatori, dirigenti, tifosi, spero di aver lasciato un buon ricordo di me e di avervi fatto divertire vedendomi giocare. Inoltre vorrei anche ringraziare chi mi è stato avversario, tifosi e giocatori, che mi hanno “insultato” o “picchiato” in campo, non è una critica assolutamente, ma un ringraziamento sincero perché mi avete sempre spinto a dare il massimo, ad andare oltre, ad alimentare quella fiammella che ora si è affievolita.»

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