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Wesley Saunders dalle spiagge di L.A. alla pace di Trento

Wesley Saunders, guardia 28enne della Dolomiti Energia, si racconta a basket.sportrentino.it: gli studi a Harvard, la prima esperienza europea al Joensuun Kataja, in Finlandia, la fortunata parentesi cremonese, quella meno felice a Bologna, la sua “arte” del rimbalzo e i progressi dell’Aquila Basket, dopo la prima vittoria in EuroCup e alla vigilia della sfida alla Fortitudo, domenica alle 18 alla BLM Group Arena.

Saunders gioca il pick 'n roll con Reynolds (foto Severino Bigi)
Saunders gioca il pick 'n roll con Reynolds (foto Severino Bigi)

Wesley Saunders, domenica alla BLM Group Arena arriva la Fortitudo, la tua ultima squadra. Bologna non è stata una bellissima Basket City per te, o sbaglio?
Alla Fortitudo sono arrivato a stagione iniziata, ho trovato una squadra nuova, un po’ in difficoltà. C’era coach Sacchetti, che mi aveva avuto anche a Cremona, e Ethan Happ, a sua volta alla Vanoli assieme a me. È stata una buona esperienza, ma non siamo riusciti a fare quello che avremmo voluto. È mancata continuità, il nuovo allenatore ha cambiato tanto, ma siamo riusciti a vincere solo qualche partita.
Ti era andata decisamente meglio a Cremona, dove hai vinto la Coppa Italia, dopo aver esordito con il tuo career high proprio a Trento.
Cremona è stata la mia prima esperienza italiana, abbiamo vinto la Coppa e siamo andati avanti nei playoff, eravamo un bel gruppo in campo e anche fuori. La prima partita a Trento la ricordo bene, per i miei 29 punti e per la vittoria dopo due overtime, una partita pazza.


Raccontaci di questi tuoi primi mesi a Trento, dal punto di vista personale.
Trento mi piace, mi ci trovo davvero bene, la gente è amichevole e sostiene la squadra. Mi piace anche il territorio, con le montagne e tanta pace, non è certo paragonabile alla mia Los Angeles, qui la vita è molto tranquilla.
Troppo, per un ragazzo giovane come te?
Per me non è mai troppo tranquilla.
Non ti manca L.A.?
Mi pesa ovviamente stare lontano dalla famiglia e dagli amici, ma ormai sono abituato al modo di vivere degli europei. Sicuramente mi manca la spiaggia.
E tu, dalle spiagge di Los Angeles, al tuo primo anno in Europa eri finito in Finlandia…
Che posto freddo, e che buio! Pensa che la società, al posto delle automobili, ci aveva messo a disposizione delle biciclette. Dopo quell’esperienza, ho capito che avrei potuto giocare ovunque.
Hai studiato ad Harvard, anche quella dev’essere stata una bella esperienza.
Sì, una grande esperienza. La prima volta lontano da casa, molto lontano. Ho conosciuto tante persone importanti, sono stati quattro anni fantastici.
La passione per i libri ti è rimasta? Cosa stai leggendo ora?
Breathe di James Nestor, il guru dell’arte di respirare. Ha scalato l’Everest senza ossigeno e poco vestito e dice di averlo fatto perché, respirando nella maniera giusta, ha una temperatura corporea più alta. È molto interessante.
In italiano non leggi nulla?
No. Al mio arrivo a Cremona, però, lessi un libro italiano, tradotto in inglese, su una vicenda successa in città.
Non ti piacerebbe imparare l’italiano, alla quarta stagione in questo Paese? Mi dicono che un po’ lo capisci.
Sì, ma dovrei studiarlo un po’, per parlarlo meglio.
A proposito d’italianità, in campo hai un modo di gesticolare molto simpatico, poco americano.
È sicuramente frutto dei miei anni in Italia, ho un po’ assorbito il vostro modo di esprimervi.
Lo fai anche nei confronti degli arbitri, sempre meglio che mostrarsi arrabbiati, magari li fai riflettere su qualche chiamata un po’ così…
Riflettere non fa mai male.
Sei spesso leader a rimbalzo, hai l'arte della seconda chance...
Onestamente non saprei. Ci sono giocatori che hanno l'abilità di sapere prima degli altri dove quel pallone finirà, uno dei maestri in questo era Dennis Rodman, aveva la capacità innata di sapere dove il pallone sarebbe andato a rimbalzo. Ogni tanto questa cosa sento che succede anche a me, ogni tanto un istante prima di tutti gli altri capisco dove il pallone andrà a rimbalzo, è una cosa naturale, sulla quale si può lavorare fino ad un certo punto.
La prima vittoria in EuroCup è la dimostrazione che la tua squadra è sulla strada giusta per riuscire a gestire il doppio impegno, o è meglio aspettare la partita di domenica con la Fortitudo, prima di esprimere un giudizio?
C’è un detto negli Stati Uniti secondo il quale tu sei bravo quanto lo hai dimostrato nella tua ultima performance. Vincere è sempre importante, siamo stati bravi a farne due di fila, ma sappiamo che la strada è ancora lunga e intanto dobbiamo essere concentrati per la partita di domenica.

Autore
Maurizio Di Giangiacomo
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