Il personaggio
sabato 29 novembre 2008
BASKET
Luca Pignatti, un bolognese per le Cartiere

Luca Pignatti, classe 1986, è alla prima stagione in quel di Riva del Garda. Viene dalla provincia di Bologna, precisamente da Crevalcore, e vuole portare in alto la sua Garda Cartiere.
Come ti trovi a Riva?
«Bene, è un bell'ambiente, un bel gruppo e mi trovo bene anche col coach. Non lo conoscevo prima di venire a giocare qui, per cui un mio piccolo timore era di non riuscire a legare con lui, ma sta andando tutto molto bene, è una persona alla quale interessa solo vincere, come a me d'altronde. A Riva si sta molto bene, quando si vedono i sorrisi sulle bocche della gente è una cosa solo positiva».
Si parla tanto di obbiettivi per una Garda Cartiere neoretrocessa e che ha compiuto un'autentica rivoluzione nel roster della squadra. Ve ne sono stati posti dalla dirigenza?

Luca in azione
Luca in azione

«Per Riva è una stagione particolare questa visto che è scesa di categoria dopo anni di B d'Eccellenza. Io spero che riusciamo a raggiungere una posizione che ci consenta da fare i playoff, ma non è facile. A parte l'inizio campionato un po' titubante, per me dovuto soprattutto dal fatto che siamo praticamente tutti giocatori nuovi qui e dovevamo ancora amalgamarci per bene, finora stiamo disputando un buon campionato e spero che riusciamo a continuare su questa strada. E' un torneo equilibratissimo per cui dovremo fare il possibile per vincere partita per partita».
Com'è il tuo trascorso cestistico prima di scegliere Riva del Garda come tua squadra?
«Ho iniziato a giocare vicino a casa, passando gli anni che contano delle giovanili nella Fortitudo Bologna. Ho esordito in B d'Eccellenza a Cento, dove sono cresciuto moltissimo pur avendo fatto molta panchina per due stagioni, e poi un anno a Cremona ed un altro a Cavriago. L'anno scorso ho anche avuto la fortuna di entrare nel giro della Nazionale e ne sono fiero. Purtroppo però, nelle ultime due stagioni le due finali importanti le ho entrambe perse, sembra quasi che porto sfiga – scherza – ma speriamo che dovesse arrivare una finale per Riva di riuscire ad invertire questa mia tendenza a perdere le partite che contano. Diciamo che ogni partita è una finale, e fino ad ora ne ho più vinte che perse qui a Riva...»
Come ti sembra il livello del campionato?
«Abbastanza alto, sulla carta si è alzato visto che nella categoria superiore c'è l'obbligo di schierare in formazione un giovane in più, e quindi qualche giocatore forte ed esperto è sceso nel nostro campionato. Come detto prima qui secondo me sono tutte delle finali, perchè non ci sono squadre materasso, c'è grande equilibrio e si può vincere contro la prima come perdere contro l'ultima. Non bisogna mai perdere la concentrazione».

Luca al tiro
Luca al tiro

Dovessi ricevere una chiamata da una categoria superiore?
«Sicuramente la prenderei bene, è un sogno, però bisogna vedere le condizioni perchè non me la sento di salire di categoria ma disporre di uno scarso minutaggio. Per forte che sia la gente che incontrerei e per tanto che io possa imparare negli allenamenti, è la partita quella che conta, sono quelli i minuti di gioco che contano e dai quali si impara cento volte di più che in allenamento».
Riva abbiamo capito che è di tuo gradimento, ma andiamo a cercare il pelo nell'uovo: c'è qualcosa che non ti piace di Riva?
«Partendo dal presupposto che vengo da un paese grande all'incirca come Riva del Garda, e sono quindi abituato a vivere in questi ambienti, un piccolo difetto di Riva credo sia quello che non c'è il treno, e mi è più difficile fare spostamenti, ma altrimenti a Riva c'è tutto quello che mi serve per stare bene».
Quale credi sia il punto di forza della tua squadra?
«Siamo una squadra molto tosta ma anche anomala. Tosta soprattutto in fase difensiva ma anomala perchè abbiamo i “lunghi” un po' più bassi della media ed i “piccoli” più alti. Le partite secondo me ce le giochiamo in difesa: se la difesa gira bene portiamo a casa i due punti, se invece la difesa fa le bizze è più probabile che arrivi una sconfitta. Diciamo che la partita la fa la difesa».
Stimi qualche giocatore in particolare?
«Tutti i miei compagni, ma dovessi dirti un nome in particolare ti dico Daniele Casadei di Siena, una grandissima persona e ottimo anche in campo. Un altro nome che non posso non dirti è quello di Augusto Binelli, un vero esempio per voglia e dedizione. A Cento abbiamo giocato insieme e, nonostante avesse già vinto tutto quello che poteva vincere, metteva in campo una grinta e una voglia come fosse all'esordio nella categoria».

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