Il personaggio
sabato 3 maggio 2008
BASKET
Gigi Sommese, un pilastro del basket meranese

Ha già passato la quarantina, ma dice ancora la propria in serie D, è stato uno dei principali fautori dell’All Star Game e si dice soddisfatto del lavoro compiuto: Luigi Sommese (ormai Gigi per tutti) è un personaggio positivo nel mondo del basket regionale, dal passato glorioso ma con tanta voglia di aiutare il movimento cestistico della nostra regione. L’ASG andato in scena a Merano sabato scorso è solo uno dei progetti scuti dalla sua mente per promuovere la pallacanestro in regione.
Se ti dico All Star Game?

Gigi premia Elyan Bumbli
Gigi premia Elyan Bumbli

«Rilassamento totale, una volta terminata la manifestazione. Avevo in mente da circa un paio d’anni di creare una festa del basket come questa, ma mi mancavano supporti. Ho avuto modo di conoscere alcuni personaggi importanti che mi hanno aiutato tanto, soprattutto perché da loro ho avuto consigli utili per realizzare questa serata. Quello che adesso ci interessa è dare un seguito a questa manifestazione. Ne ho parlato col Presidente regionale della F.I.P. De Angelis ed un po’ con tutti i miei compagni di viaggio e l’idea è quella di darle continuità. Cambierà sicuramente la formula, credo che i giovani debbano essere maggiormente coinvolti, perché sono loro l’avvenire di questo sport. Credo che ci saranno anche meno premiazioni in futuro in quanto fanno sicuramente piacere, ma fanno perdere un po’ troppo tempo. Inoltre vorrei anche venissero coinvolti maggiormente gli allenatori delle varie squadre, ma tempo per pensare ne abbiamo per cui vedremo il da farsi».
Quali sono state le tue soddisfazioni migliori?
«L’aver ricevuto diverse e-mail con i complimenti dei giocatori è stato importante, anche questi messaggi spingono a proseguire il cammino per provare ad aiutare il mondo del basket. Come non citare Marco Bonamico, per me è stato un re: non ha potuto venire come ospite all’All Star Game per motivi personali, ma si è fatto vivo appena possibile, e siamo stati un’intera giornata insieme. Che è una persona eccezionale lo si capisce dal fatto che non lo vedevo ben una ventina d’anni, ma appena l’ho invitato per venire a Merano per questa manifestazione ha fatto il possibile per farsi vivo, perché anche lui ci tiene molto a promuovere lo sport cestistico, anche se la nostra è una piccola realtà a confronto con quella di altre regioni. Bonamico l’ho conosciuto a Napoli, la stagione che la squadra campana è stata promossa dall’A2 all’A1».

Sommese quando giocava a basket da professionista
Sommese quando giocava a basket da professionista

E tu quando hai iniziato a giocare a pallacanestro?
«Quando ero in terza media. Prima praticavo il calcio, sport che mi è sempre piaciuto tantissimo, ma mia madre me lo ha proibito perché avevo dei problemi alle ginocchia, per cui ho iniziato a giocare a basket prima nella squadra del mio paese, poi già a 17 anni, dopo un provino per il Napoli, squadra di Bonamico. Invece di scegliere la categoria ho preferito la remunerazione di Pozzuoli, e da allora non ho più potuto tornare ad assaporare la serie A. Nel proseguo della mia carriera ho giocato anche a Riva, dove ho avuto modo di conoscere Walter Bobicchio».
Com’era il modo di vivere di un giocatore professionista?
«Si viveva per la pallacanestro: Tutta la giornata ruotava intorno alle partite e agli allenamenti».
Quale elemento ti ha aiutato di più ad affermarti nel mondo del basket?
«Sicuramente conta molto il fattore allenatori: ho avuto la fortuna di aver avuto dei coach molto bravi, e questo aiuta molto a crescere nel miglior modo».
Ed ora serie D...

Gigi durante una partita
Gigi durante una partita

«Anche nella nostra serie D c’è buona gente, a me piace molto Binot del Charly, è una persona seria, che ammiro. Io andavo avanti prendendo antinfiammatori, ho avuto nel finale di stagione sempre più problemi a causa il mio gomito, e sono stato messo di fronte ad un bivio dopo una visita specialistica: avrei dovuto smettere di giocare per un bel po' di tempo, oppure farmi operare. L’opzione dell’operazione l’ho subito esclusa, considerando anche la mia età, probabilmente avrebbe chiuso la mia carriera. Per cui ho preferito star fermo. Vedremo dopo l’estate se l’anno prossimo sarò ancora in grado di giocare. Ci terrei, dieci minuti in questa serie D li posso ancora reggere».
Come giudichi la stagione del tuo Maia?
«Sinceramente è stata un disastro, ultimi non me lo aspettavo, ma abbiamo diverse scusanti in quanto non ci siamo potuti allenare costantemente condizionati dagli impegni di lavoro. Fra gli atleti che non possono partecipare alle gare in trasferta, a quelle che vengono saltuariamente, molto spesso ci trovavamo in cinque o sei per fare allenamento e non è stato d’aiuto. Un nostro errore secondo me è stato quello di aver concentrato troppo l’impegno verso il minibasket, trascurando notevolmente la serie D».
Quali sono le tue ambizioni per il futuro?

Gigi col figlio Matthias
Gigi col figlio Matthias

«La mia idea sarebbe quella di costruire una squadra, ma con impegno, nel senso che i dieci o dodici giocatori ci devono essere sempre. In società abbiamo molte persone che prendono le decisioni, per cui è difficile a volte arrivare anche ad un accordo. Ci siamo già trovati una volta per discutere della questione, eravamo d’accordo che ci saremmo ritrovati anche una volta terminato l’All Star Game per cui a breve dovremmo fare un altro incontro».
Per quanto riguarda il campionato in generale, chi meritava di vincere la regular season?
«Il mio parere è che la vittoria di Pergine sia stata meritatissima, ho grande stima nei confronti di Eglione (l’allenatore del Pergine, ndr), ha in mano un ottima squadra dal punto di vista tecnico e fisico, ed è riuscito a creare un ambiente eccezionale all’interno dello spogliatoio. Il suo team non è un insieme di singoli, ma un gruppo compatto, cosa che porta molti vantaggi».
Ci sono altre persone da citare?
«Stimo moltissimo anche Marco Ferrari (coach del San Marco, ndr) per il grandissimo lavoro che fa con i suoi ragazzi. Secondo me è stato innanzitutto molto bravo a portare ai playoff la sua squadra, poi credo che l’anno prossimo se ne vedranno delle belle contro la sua formazione».
Come ti è sembrata questa serie D?

Sommese con una squadra giovanile
Sommese con una squadra giovanile

«Ovviamente il livello della nostra serie D non è eccelso, ma nemmeno così basso. Il livello della D veneta è una spanna più alto, ma non vuol dire che la nostra serie D sia da buttare. Io credo che serva, per una serie D migliore in futuro, maggiore lavoro sui giovani. Il lavoro che premia è quello che si fa per i più piccoli. Nella mia attuale realtà, ovvero quella altoatesina, apprezzo molto il lavoro che stanno svolgendo i Piani di Bolzano, stanno facendo crescere ottimamente i giovani con una base organizzativa esemplare».

LA SCHEDA DI GIGI SOMMESE

Nome: Luigi, ma ormai per tutti sono Gigi
Cognome: Sommese
Soprannome: al momento nessuno, prima: il Nano, Mini Jim, Maestro
Squadra: Maia
Ruolo: ex play
Numero di maglia: 10 come Maradona
Residenza: Merano a Maia Alta
Data di nascita: 6 marzo 1965
Segno zodiacale: pesci
Altezza: 180 cm
Stato civile: sposato con Gabi dal 5 febbraio 1990 e papá di Martina (15), Alessia (13) e Matthias (10)
Squadra del cuore: non ne ho una in particolare, seguo quelle dove giocano i miei amici o persone che ho avuto il piacere di conoscere. Adesso mi interesso di Reggio Emilia (Busca e coach Marcelletti), Osimo (coach Ciani), Pierrel (Poz)
Idolo: parola grossa; non credo di averne uno. Nel campo sportivo ammiro quelli che sono emersi con il lavoro e i sacrifici, forse Jordan, anche per come era fuori dal campo. La sua autobiografia è bellissima
Hobby: fotografare
Canzone preferita: amo la buona musica in generale, la canzone che al momento ascolto volentieri è "A te" di Jovanotti
Libro preferito: Leggo molto volentieri tutte le sere, pochissima TV, preferisco i libri con una base storica, negli ultimi 3 mesi ho letto 6 libri di Wilbur Smith. Quello che mi è piaciuto di più fino ad ora è "Gli Angeli Piangono". Al momento sto leggendo "L’Armata Perduta" di Manfredi, un regalo di un caro amico
Piatto preferito: diversi: gnocchi di patate agli spinaci ripieni di ricotta con sugo al gorgonzola, polpette fritte fatte da mia madre, mozzarella di bufala (ma solo quando sono giù)
Sogno nel cassetto: spero in un mondo migliore per i miei figli
Stagione migliore: 1989-90 Promozione in B1 e divento papá di Nicole
Miglior partita giocata: Brindisi, 1982 campionato di serie C (terza serie nazionale) giocavo a basket da 4 anni, la classica giornata baciata dalla fortuna, tiravo da fuori e segnavo, andavo dentro e pure, passavo e la palla arrivava sempre al posto giusto. Abbiamo vinto fuori casa, mi sono sognato quella partita per tanto tempo
Personaggio più importante incontrato in carriera: di sportivi diversi, ad esempio: Claudio Malagoli (La mano come una colt), Arnaldo Taurisano (carisma silenzioso), Marco Bonamico (esperienza al servizio dei giovani), Bogdan Tanjevic (mi incuteva timore solo a guardarlo), il Poz giovanissimo (io non ero lento ma lui era una scheggia), Carlton Myers (in partita mi ha fatto un 360° in contropiede), il grande Riccardo Sales (l’aristocrazia del basket), ma quella più importante per me tanti neanche sanno chi sia.

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