Il personaggio
sabato 16 febbraio 2008
BASKET
Francesco Binot, il "Turbo" meranese

Francesco Binot è un ragazzo friulano sbarcato in quel di Merano per motivi di lavoro. Il basket è una sua grande passione, e fin dai tempi delle giovanili si capisce che nel campo ce ne sa fare. Puoi riassumere in breve la tua carriera fino ad ora?
«Parto dall’ultimo anno juniores: ero alla Snaidero Udine, squadra che mi ha dato molte soddisfazioni visto anche che ho potuto fare un mese e mezzo di allenamenti con la prima squadra, ed allenarsi con gente di serie A non è una cosa che capita tutti i giorni. Inoltre abbiamo perso una sola gara in tutta la stagione prima delle fasi finali. Dopo la Snaidero sono passato al Cordenons, prima in C2 e poi in C1, conquistando la promozione. Ed infine in serie D con Latisana, formazione della provincia di Udine. Ed ora eccomi qui».
Come mai proprio il Charly?
«Mi sono spostato a Merano per lavoro e, precedentemente, mi ero informato per cercare una squadra di basket nella zona. Avevo scoperto il sito del Charly via internet, giusto per saper qualcosa. Il secondo giorno di permanenza a Merano ho incontrato per caso un dirigente del mio attuale team, che mi ha chiesto se giocavo a basket e se cercavo squadra, io ovviamente gli ho detto di sì, e lui mi ha risposto che la squadra me l’aveva già trovata».
Tu che hai vissuto esperienze in altre categorie, riesci a scorgere differenze fra una serie D trentina ed una C2 o una C1?
«Per me la differenza è questa: in C1, generalmente, tutti i giocatori vanno a canestro, mentre in serie D sono solo 3 o 4, o a volte anche 2 soltanto le persone in grado di “trascinare” la squadra. Devo dire che Pergine mi ha colpito parecchio, perché ha una rosa molto competitiva, ma ad Arco spiccano i due “frombolieri” (Bumbli e Jakovljevic, ndr) e poi nulla di più».
A Merano come ti trovi?

Francesco Binot
Francesco Binot

«Con i miei compagni bene, siamo un mix di saggezza e pura follia. L’amalgama è buono. Qui il bacino è piccolo, ma formato in gran parte da giovani e questo fa ben sperare per il futuro. Futuro un po’ chiuso, vista la carenza di strutture in grado di supportare la crescita del movimento. Per esempio, nella nostra palestra ci sono altre società, per cui la disponibilità di spazi è ridotta. Noi programmiamo 3 allenamenti settimanali di una sola ora e di essi in una palestra angusta e con il campo molto più piccolo di quelli regolamentari. Secondo me è una cosa inconcepibile, perché, una volta caldi e pronti per provare, per esempio, qualche schema, bisogna andare sotto la doccia. La scarsa disponibilità di palestre ostacola notevolmente il lavoro di tutte le persone che stanno dietro a noi, ma soprattutto ai ragazzini che hanno bisogno di crescere. Quando ero in Friuli mi ricordo che andavo a giocare a tempo perso nella palestra della Snaidero, qui non è possibile trovare uno spazio, vista la richiesta e la scarsa disponibilità».
Ci sono squadre in regione che possono contribuire ulteriormente alla crescita dell’attività?
«Secondo me Trento è un’ottima realtà, ma gli manca un qualcosa che lo renda un traino per tutto il movimento cestistico».
Qual è l’obiettivo della squadra?
«Il primo è di raggiungere una posizione di classifica più alta possibile in vista della griglia dei playoff. Anche se siamo al terzo posto, secondo me abbiamo ancora un potenziale inespresso. Possiamo fare bene, anche perché abbiamo perso due volte contro Pergine, ma li abbiamo fatti sudare parecchio, ed abbiamo vinto ad Arco, nella miglior gara disputata in questa stagione. Bisogna pensare ad ogni singolo match e tirare fuori gli attributi. Un fatto importante è che non ce ne frega niente della classifica marcatori, nel senso che personalmente sono più contento di segnare 4 punti e vedere un Dia o un Pioggia farne 20, perché sono loro il futuro, io non ho molto da dimostrare».
Come contribuisce coach Schwienbacher al buon rendimento della squadra?
«Per me è una persona squisita, lo considero il papà di tutti. Sul piano umano è una grandissima figura, gli manca forse un po’ di “cattiveria”, ma del resto è un ottimo coach».
Dovesse arrivare una proposta da una C2 o C1?
«Sinceramente non credo riuscirei a dare il cento per cento. Ora come ora non ambisco nemmeno ad una serie superiore a causa del lavoro. Il futuro, in virtù del mestiere, è vivere giorno dopo giorno».
Oltre al basket?
«Nel tempo libero mi piace molto ascoltare musica e guardare film. Ho innumerevoli cd di tutti i generi; Ascolto dal metal al blues, dallo ska al funky».


LA SCHEDA DI FRANCESCO BINOT

Nome: Francesco
Cognome: Binot
Soprannome: Franz, ma quello storico è Turbo
Squadra: Charly Merano
Ruolo: Ala di pollo
Numero di maglia: 17 (essere superstiziosi porta sfiga!)
Residenza: Nei pressi di Merano
Data di nascita: 1 giugno 1982
Segno: Gemelli Terribili
Altezza: 2 metri
Stato civile: Celiberrimo
Squadra del cuore: Snaidero Udine
Idolo: Manu Ginobili
Hobby: Scagliare sferoidi nel cesto
Canzone preferita: Don't damn me - Guns 'n Roses
Film preferito: Tra Slevin e Pulp Fiction è una bella gara.
Libro preferito: Il sussidiario della terza elementare. Tante figure, si leggeva in fretta..
Piatto preferito: Il frico. è una specialità friulana a base di patate e formaggio, talmente unto che l'olio fa diventare trasparente anche il piatto.
Sogno nel cassetto: Pechino 2008. La speranza è l'ultima a morire.
Stagione migliore: In C2 a Spilimbergo (PN)
Migliore partita giocata: Sempre con Spilimbergo, ricordo di aver fatto 30 punti con percentuali da fantascienza, ma tranquilli, non è mai più successo.
Personaggio più importante incontrato in carriera: Domenico Fantin (tanta pazienza per insegnarmi a giocare), Teoman Alibegovic, Charles Smith, Michele Mian (poche parole ma ben spese), Dante Battista (la voce della mia coscienza), lo spirito del Charly... Cerco sempre di raccogliere quanto di meglio si possa da ogni situazione..

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